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Ferite

1) Ferite alla cintura scapolare

Nella maggior parte dei casi in cui le ferite riguardano la cintura scapolare, la prognosi risulta infausta e non vi è possibilità di terapia. Dal punto di vista clinico tali difetti presentano quasi sempre un’asimmetria delle spalle, infatti una delle due scapole pende letteralmente più giù rispetto all’altra e la punta dell’ala appartenente è più alta rispetto all’altra. Se si prova ad adagiarlo sul dorso, il rondone non riuscirà a rigirarsi più da solo (prova del dorso).



Posizione asimmetrica delle ali con una lussazione della spalla © I. Polaschek

 

Fratture del coracoide sono tra gli incidenti più frequenti che possono accadere ai rondoni adulti e in questi casi difficilmente potranno riprendere a volare. Come conseguenza delle fratture scomposte di medio e alto grado si possono inoltre danneggiare i tessuti circostanti, spesso anche i polmoni, con dispnea e sanguinamenti iperacuti dal becco. L'immobilizzazione del paziente può guarire la frattura ma quasi sempre comporta una riduzione e una statica diversa della cintura scapolare. Per un volatile senza particolari esigenze di volo un tale difetto gli permetterebbe comunque di continuare a vivere, mentre questo non è il caso per i rondoni che sono grandi migratori; tuttavia le eccezioni confermano le regole: in singoli casi una frattura del coracoide guarisce senza dislocazione e non emergono asimmetrie alari o ridotte capacità di volare, per cui seguendo una buona fisioterapia può tranquillamente riprendere la libertà. Non si può eseguire un intervento chirurgico di osteosintesi endomidollare, dato che l'osso corto e robusto è difficilmente raggiungibile e talmente coperto da numerosi fasci muscolari che non può essere raggiunto senza arrecare notevoli danni ai tessuti circostanti.

 

Anche le frattura della furcula sono senza speranze. Non si può immobilizzare l'osso in maniera stabile né tanto meno operare a causa della sua forma filigrana a molla tenditrice. Quindi ogni tentativo porterebbe a dislocazioni e disfunzioni irriversibili della clavicola.


La frattura della scapola si può curare in pochi fortunati casi: solo se la frattura è lievemente scomposta con i monconi paralleli alla cassa toracica e se il paziente tollera il massimo riposo nella sua scatola. Se uno dei monconi della frattura è in posizione ventrale o la dislocazione è troppo grande, il callo osseo che ne deriverebbe sarebbe troppo grande e impedirebbe il movimento e di conseguenza la ripresa delle capacità di volo, probabilmente a causa della forte pressione o della saldatura del callo osseo con la cassa toracica.

 

Tutte le lussazione e sublussazione del cinto scapolare sono lesioni senza speranza per il rondone e si deve praticare immediatamente l'eutanasia. Ogni legamento coinvolto provoca una perdita funzionale e di conseguenza un irrigidimento dell’articolazione colpita. In nessun caso è stato possibile ripristinare la capacità di volo.


Diversi sono i casi di  contusioni un quadro clinico con impossibilità di movimento e ridotte funzionalità può sembrare un difetto dell’apparato osteo-articolare, anche perchè il rondone non è capace di rivoltarsi da solo se adagiato sul dorso (prova del dorso). Se, dal punto di vista radiologico non vi sono difetti, si può pensare ad una contusione e la prognosi è incerta e favorevole. Sebbene in pochi casi di gravi contusioni si verificano irrigidimenti delle articolazioni colpite e quindi la perdita delle capacità di volo, la maggior parte delle volte si risolve tutto con 8-10 giorni di riposo, finché il rondone riprende a muovere l’ala in questione. Con una fisioterapia quotidiana di stretching passivo e movimenti dell'ala, massaggi ed esercizi fisici in un’ambiente dotato di tende, nel giro di 2-6 settimane può essere ripristinata la capacità di volo. Se gli esercizi non vengono fatti quotidianamente, però, si può assistere ad una regressione progressiva che porta ad un irrigidimento dell’ala. Una contrattura manifesta dell'articolazione della spalla è incurabile e rende l'eutanasia inevitabile. 

Esercizi di arrampicata sulla tenda. © E. Brendel

 

2) Ferite alle ali

La prognosi in caso di fratture alle ali dipende dall’entità, localizzazione e età del rondone. Le fratture dell'omero non si possono curare, infatti il trattamento conservativo provocherebbe un accorciamento dell'ala e una contrattura della spalla e/o dell'articolazione del gomito. Non è possibile intervenire chirurgicamente in quanto l'omero si trova molto vicino al corpo ed è circondato da moltissimi muscoli. Nei rondoni il condilo dorsale è molto sottile e si trova, a differenza delle altre specie di uccelli, molto vicino all'articolazione del gomito. Di conseguenza, anche se si lavora nella massima flessione, il chiodo intramidollare provocherebbe un effetto negativo sull'articolazione che porterebbe ad un'anchilosi.

 

Le prognosi per il braccio invece sono migliori. Non ci sono preferenze di trattamento conservativo o chirurgico del radio e/o dell'ulna, ma va valutato caso per caso e, soprattutto per quanto riguarda gli arti anteriori, sono necessarie le radiografie nelle due posizioni base. Le tecniche chirurgiche e i bendaggi particolari (come si vede nella figura 8) sono stati descritti da GYLSTORFF E GRIMM 1987; OROSZ e altri 1992; MARTIN E RITCHIE 1994; BENNETT 1997; McCLUGGAGE 1997, e possono essere usati sui rondoni in quasi tutti i casi. Le difficoltà nel trattamento chirurgico delle fratture del avambraccio derivano dal fatto che il braccio è molto corto e di conseguenza il corpo crea degli impedimenti nella ricomposizione delle fratture o nell’utilizzo di fissatore interno. Inoltre ci sono molti rischi di contratture già ai livelli di affezioni articolari lievi e spesso durante la ricomposizione delle fratture possono sopraggiungere delle sublussazioni, soprattutto a livello radio carpale e omero radiale. L’inchiodamento midollare delle fratture dell’avambraccio, che per la maggior parte degli uccelli di grosse dimensioni risulta relativamente privo di complicazioni, nei rondoni comporta determinati rischi.


Le fratture del radio sono quasi sempre nascoste; clinicamente non si vede un'asimmetria dell'ala, ma piuttosto una paresi dell'arto con il più delle volte un ematoma nella parte interna dell’ala. Nel caso in cui le estremità della frattura siano fortemente dislocate e prive di collegamenti, allora bisogna intervenire con l’inchiodamento midollare in modo da assicurare la totale ripresa delle capacità di volo. Il chiodo, una cannula di 0,4 mm, esce, ad articolazione carpale piegata al massimo, dalla libera estremità distale del radio vicino all'articolazione radio carpale, spuntando dalla pelle per una lunghezza di 2 mm e deve essere tenuto in sede per 10 gg. In caso la frattura sia solo lievemente dislocata, è sufficiente il riposo in un contenitore per garantire comunque una buona guarigione. Si deve però fare attenzione che in caso di una frattura fresca, può esserci un ematoma che mantiene i monconi in una certa posizione e che possono avvicinarsi ancora di più una volta sgonfiatosi l'ematoma. La fasciatura in caso di frattura del radio risulta inutile, in quanto l'ulna, se intera, funge da stecca naturale.


Le fratture dell'ulna vanno solitamente trattate chirurgicamente con l’inchiodamento midollare (l’ideale è una cannula di 0,5 mm) poiché in caso contrario si verificano enormi accorciamenti e la formazione di grandi calli ossei che impediscono la totale ripresa delle capacità di volo. Tuttavia va sempre tenuto presente che attraverso l’affezione articolare dovuta alla cannula che fuoriesce, c'è il rischio di una anchilosi e, successivamente, di una paralisi. Nei casi di fratture scomposte di minimo grado, è da valutare bene se un trattamento conservativo non comporti il rischio minore. In tal caso è necessaria una fasciatura immobilizzante da tenere in loco per 10-12 gg. cui dovrà seguire una convalescenza di alcune settimane con quotidiane sedute di fisioterapia in modo da far riacquisire al rondone una soddisfacente capacità di volare, dato che le articolazioni immobilizzate si irrigidiscono molto facilmente.


Molto difficili da curare sono le radio e ulna ,insieme che si possono diagnosticare clinicamente attraverso crepitii, grandi ematomi, mobilità abnormi in zona della frattura, asimmetria delle ali (l'ala pende verso giù). Quando ci troviamo di fronte a fratture esposte di 2° o 3°grado, con monconi frastagliati o frantumati, a causa della prognosi infausta non si dovrebbe ricorrere all’intervento chirurgico, bensì praticare l'eutanasia. Inoltre bisogna sempre vedere se associata alla frattura non ci sia anche una lussazione che rende vana ogni terapia, a prescindere. Se c’è una prognosi che va da dubbia a favorevole, si rende necessario il trattamento chirurgico. Il riposizionamento della frattura risulta infatti soddisfacente soltanto se si interviene con l’inchiodamento midollare e una fasciatura adatta (Figure-eight-Bandage) che va tenuta alcuni giorni. Il chiodo intramidollare viene fissato 2 mm sopra la cute e viene tenuto in sito 12-14 giorni. Per quanto riguarda il radio, il chiodo fuoriesce dall'articolazione carpale, mentre per l'ulna da quella del gomito e può essere tolto senza anestesia una volta che la frattura è stabile. Si possono avere in ogni caso delle complicazioni soprattutto quando la fasciatura non immobilizza sufficientemente e i tagli agiscono sui monconi della frattura, oppure quando l’estremità del chiodo provoca un'affezione delle articolazioni, in special modo quella del gomito, limitandone il movimento. Probabilmente in tal caso non riacquista più la capacità di volare in libertà.


Fratture del metacarpo hanno generalmente un esito infausto in quanto di solito si tratta di fratture esposte pluriframmentarie con ferite profonde, strappi e contaminazione dei tessuti circostanti. L’esperienza conferma che, in presenza di tali fratture di 2° o 3° grado, le cure, compresa una fasciatura, anche se praticate subito ed in anestesia generale, non sono in grado di ristabilire la capacità di volo. Per fortuna, invece, in presenza di fratture semplici di 1°grado, anche se esposte, si riesce quasi sempre ad arrivare ad una guarigione. Si deve ponderare bene se scegliere un bendaggio a 8 Figure-eight-Bandage che prevede l’anestesia generale per riavvicinare i monconi, ricucire le eventuali ferite e mettere con precisione una stecca imbottita in modo da immobilizzare la zona, oppure se eventualmente intervenire chirurgicamente per inchiodamento intramidollare. Nella nostra clinica diamo la precedenza alla procedura dell'immobilizzazione con stecca, in quanto abbiamo visto che la guarigione è più rapida e priva di complicazioni che nel caso dell'intervento chirurgico. Nel caso in cui è necessario intervenire chirurgicamente e si tratta di una frattura chiusa, si utilizza la via di accesso mediale, in caso di frattura esposta, si accede direttamente dalla ferita. Si deve inserire un pezzo di fibra di vetro sterilizzato e della misura giusta nella cavità midollare del carpo mentre si tengono i monconi della frattura nella massima flessione, proteggendo anche i tessuti circostanti. Sopra il chiodo si devono unire i due monconi della frattura, lavare i tessuti circostanti, e chiudere la cute con dei punti. Per 10 giorni si deve tenere la ferita immobilizzata con un bendaggio a 8 (Figure-eight-Bandage). Inoltre è consigliabile una copertura antibiotica per evitare una osteomielite (ad es. Clindamycin). Il chiodo rimane in sede. BENNET (1997) riferisce che si può lasciare in sito il chiodo nel caso in cui non si possa espiantare. Impianti in fibra di vetro non sono ancora riportati in letteratura, ma tuttavia sono già stati fatti degli esperimenti (N. KUMMERFELD, non pubbl. Mitt. 2003). Negli uccelli sono stati fatti anche degli impianti in polietilene e polimetil-metacrilati, che possono essere lasciati in sito (MARTIN E RITCHIE, 1994). L'uso di questo materiale non è ancora possibile sui rondoni in quanto non hanno le dimensioni giuste (0.8 – 1.2 mm), mentre la fibra di vetro può essere adattata alla misura desiderata. Piastre per osteosintesi e fissatori esterni non si possono usare sui rondoni in quanto la struttura ossea è troppo piccola.


Fratture delle dita sono molto rare. Nella nostra clinica, in occasione della frattura della falange distale del dito maggiore, è stata adottato un trattamento conservativo con una piccola fasciatura che ha bloccato il dito allo scapo della settima e l'ottava remigante primaria. Un bendaggio a 8 (Figure-eight-Bandage) non è stato necessario.

Dopo la guarigione, indipendentemente se il trattamento è stato di natura chirurgica o conservativa, è necessario praticare quotidianamente fisioterapia non solo per riprendere in pieno le capacità funzionali dell’ala, anche per prevenire un’atrofia muscolare dovuta alla prolungata inattività. Dopo una frattura del radio, di solito, la ripresa della totale capacità di volo si ha in circa 3 settimane, mentre nel caso di fratture di radio e ulna in 4-6 settimane.


Le lussazione e sublussazione delle articolazioni alari per i rondoni sono sempre irrimediabili e vanno trattate esclusivamente con l'eutanasia, perché comportano contratture che fanno perdere la capacità di volo.


I traumi delle parti molli devono esser valutate a seconda del livello dell'affezione da caso a caso. Le piccole ferite di lesione o graffi alla superficie hanno, dopo una corretta cura della ferita, una prognosi favorevole a meno che non ci sia una ferita ai nervi e tendini. Le ferite apparentemente leggere dovrebbero esser cucite per evitare l'allargarsi della ferita e l' asciugarsi delle fibre delle parti molli stesse.

Nelle ferite più profonde, in anestesia totale, c'è da stabilire con cura quanto siano colpiti i tessuti sottostanti e gli scapi delle remiganti primarie e secondarie. Spesso la funzionalità dell'ala si può constatare soltanto dopo la pulizia della ferita e la guarigione della parte offesa. Le ferite di escoriazione della pelle, che colpiscono non solo parti della pelle, ma anche le penne si sono rivelate irrimediabili. Con la mancanza di più di una remigante primaria per ala, il rondone non può più essere capace di volare in libertà.

I traumi delle parti molli dell'ala sono spesso legati a danni più seri di una o più remiganti primarie: le penne possono esser piegate o spezzate. Il tiraggio di una remigante difettosa è severamente sconsigliato, dato che spesso le nuove penne crescono male, oppure non ricrescono affatto. I danni alle remiganti dovuti a traumi o a origini meccaniche dovrebbero sempre essere curati secondo il metodo dell’impianto usato nella falconeria, il quale si è dimostrato efficace in tutti i casi finora trattati.


Finora tutti i cambiamenti degenerativi o si presume, metabolici osservati nello scheletro dell’ala, avrebbero nella maggior parte dei casi, una prognosi dubbiosa, tuttavia devono esser giudicati a seconda della visione totale che riceviamo dell’uccello ammalato, dopo che abbia ricevuto una fisioterapia di diverse settimane ed il training di volo. Se ci sono cambiamenti distrofici delle superfici di articolazioni, la prognosi è infausta. Nelle distorsioni delle ossa tubolari, più volte accadute a livello del radio e del capometacarpo, i giovani rondoni affetti dal problema dimostrano una tale capacita di volo, da giustificare pienamente la liberazione sotto controllo.


I quadri clinici che indicano una paralisi si dovrebbe attendere e sottoporre l'uccello ad una fisioterapia giornaliera di diverse settimane. In un giovane uccello con paresi unilaterale dell’ala a seguito di un iniezione intramuscolare nei muscoli del petto la capacità di volo è stata riacquistata solo dopo 8 settimane di training intensivo. 

3) Ferite del tronco

Le Fratture nell'area del tronco sono rare. Visto che possono essere gravi e, qualche volta, difficili da diagnosticare, si dovrebbe esaminare radiologicamente con particolare attenzione nel caso di inspiegabile incapacità di volare, dispnea e tachicardia. Complete fratture dello sterno potrebbero non essere visibili negli esami clinici, però i rondoni con tale affezione, mostrano i sintomi di cui sopra. Solo l'esame radiologico in proiezione ventro-dorsale e latero-laterale mostra uno spostamento nella linea di Sterno- Carena, se carina sterni e lo sterno sono rotti trasversalmente. Da questo risulta non solo l'incapacità di volare a causa dell'instabilità dello scheletro del tronco, ma anche che ogni movimento dell'uccello esercita una pressione sullo sterno rotto e sul cuore immediatamente adiacente causando così lo spostamento del cuore e del fegato posteriormente. A causa di gravi disturbi generali, tali pazienti vanno sottoposti ad eutanasia.

Un rondone anziano con una frattura dello sterno © C. Haupt

In un caso di frattura dello sterno non completa ma con un alto grado di dislocazione delle rime di frattura nella carina sterni è stata di successo la riduzione chirurgica della frattura praticata nella nostra clinica. Il rondone, dopo alcune settimane di fisioterapia, ha potuto riprendere completamente a volare ed è stato quindi rimesso in libertà. Una volta è stata osservata una frattura multipla delle costole in seguito al morso di un gatto. Nonostante l'intervento chirurgico, non è stato possibile salvare il rondone.


Per i traumi delle parti molli vale la stessa terapia descritta nel paragrafo “Ferite alle ali”. Si devono ricucire tutte le ferite in modo da evitare che si possa strappare ulteriormente la pelle che sopra la muscolatura pettorale risulta molto tesa, mentre nell'area della schiena, le ferite apparentemente innocue, possono colpire le costole e i polmoni che stanno appena sotto, perché la pelle è molto sottile e non c'è nessun’altra protezione di altri tessuti morbidi.

4) Ferite alle estremità del retro

Nelle fratture e lussazioni delle estremità del retro, la prognosi è solitamente benigna. Al contrario di molti altri tipi di uccelli, una riduzione delle funzioni o la perdita delle funzioni delle estremità, crediamo non ponga problemi per quanto riguarda la sopravvivenza di un rondone libero in natura. In ogni caso, persino i rondoni con una gamba sola se la cavano bene per tutto l'anno. (E. KAISER, notificazione non pubblicata, 2001).
Le fratture semplici e doppie della gamba –che avvengono soprattutto nel tibiotarso - accadono molto spesso ai nidiacei, dopo una caduta dal nido, soprattutto se l'uccellino deve ancora sviluppare il suo piumaggio e allo stesso tempo è ben nutrito e perciò pesante e non può attutire la caduta attraverso le sue penne più robuste. Al contrario, i rondoni adulti spesso s’impigliano con le zampe nei fili del nido o alla ricerca del posto dove fare il nido, penzolando disperatamente dal tetto. Se vengono recuperati, le conseguenze sono estremità posteriori torte, strangolate, lussate e fratturate. La radiografia normalmente non è necessaria per la diagnosi e terapia, il più delle volte è sufficiente una visita clinica. Nelle fratture frammentate più complicate, lussazioni e necrosi causate da strozzature, l’arto colpito dovrebbe essere amputato. Si è dimostrata senza problemi l’amputazione a livello del ginocchio o dell'ossatura intertarsiale. E’ da considerare che la muscolatura delle gambe di un rondone adulto è forte, mentre quella di uno giovane può invece sanguinare abbondantemente, quando i muscoli e le vene non vengono legate adeguatamente. 

amputazione della gamba © I. Polaschek

Nelle fratture non complicate del tibiotarso, è spesso sufficiente un bendaggio con il corpo. Le fratture nei nidiacei guariscono per lo più in pochi giorni. Alcune dislocazioni nei piedi e piccole imperfezioni nell’appoggio di essi vanno tollerati.


Fissaggio di una frattura chiusa del tibiotarso con bende per il corpo.© P. Hartmann

 

Le pododermatiti nei rondoni, per lo più di secondaria importanza e casualmente causate da loro stessi dai loro artigli, si sono dimostrate complicate e a lungo resistenti a terapia. Le cure con medicamenti come pure l'apertura chirurgica degli ascessi ai polpastrelli, si sono dimostrate anche a lungo termine, senza alcun risultato. Soltanto in pochi casi nei giovani rondoni poco nutriti ci sono stati ascessi purulenti, mentre negli uccelli maturi affetti da questa patologia c'erano più che altro diffusi rigonfiamenti nei tessuti delle parti molli.

Giacché una permanenza in clinica prolungata si dimostra controindicata a causa del considerevole affaticamento dei piedi dei rondoni (dovuto alla posizione distesa del corpo), questi sono stati lasciati liberi appena guariti dalle loro primarie affezioni.

 

Rondone colpito da "Bumble Foot" con benda imbevuta d'unguento © E. Brendel

 

5) Ferite della testa e gola

I rondoni subiscono spesso fratture alla mandibola inferiore. Meno raramente ne sono affetti gli uccelli adulti, che si feriscono casualmente durante l’arrivo. Bisogna prima di tutto chiarire che non sussistano ferite addizionali e serie, magari con prognosi infausta, prima di pensare a curare la frattura di una mandibola. Nei giovani uccelli trovatelli, si possono trovare fratture alla mandibola, soprattutto dovute alla poca attenzione nel dar da mangiare forzatamente agli uccellini in cura. Nell'aprire il becco, la punta filigranata rostrale della mandibola viene intaccata spesso da entrambe le parti. Finché si tratta di una frattura appena avvenuta, non complicata e l'apertura cornea del becco è intatta, il rondone guarisce per lo più senza alcun’altra cura entro pochi giorni, se quando gli si da da mangiare si apre il becco con la massima cura e in prossimità della frattura. Se c'è una frattura aperta con dislocazione, è consigliabile pulire la ferita e posizionare un supporto. La cura dovrebbe esser fatta in ogni caso sotto anestesia generale, per poter applicare il supporto accuratamente. E’ stato utile utilizzare un pezzetto di scapo di penna di piccione tagliato verticalmente e fatto scivolare lungo la frattura, coprendola. E’ possibile che il supporto scivoli via a causa del callo che può formare una gobba, ma nel frattempo si è già raggiunta una certa stabilità. In un caso di fratture complicate legate ad incidenti, ha dato buoni risultati la stabilizzazione chirurgica con cerchiaggio fatto con materiale da sutura che si riassorbe ed il susseguente riposo del paziente. L'alimentazione è stata effettuata dall'altro lato del becco con una minima apertura della bocca. In questo caso la parte inferiore del becco non è stata tirata in giù come di solito avviene, ma al contrario è stata tirata in su la parte superiore.

 


Fratture e lussazioni dell'osso linguale, possono anch’esse essere causate dalla poca attenzione di una persona inesperta nel dar loro da mangiare. Si possono causare ferite dell'apparato iobranchiale quando nel portare il cibo d'insetti alla bocca, la lingua viene forzata inavvertitamente piegandola all'indietro nella gola. Le conseguenze sono severi e recidivi dolori respiratori, di deglutizione e, in casi estremi, il soffocamento. Certe volte l'affezione si ristabilisce a tal punto che l'uccello può tornare a vivere senza problemi, ma se permane una dispnea e/o una dislocazione della lingua, si deve ricorrere all’eutanasia.


Una frattura allo scheletro del cranio documentata radiologicamente è risultata mortale: il rondone adulto aveva una fessura dell'apertura occipitale ed una seria ferita agli occhi è riuscito ad arrivare ancora vivo alla clinica, ma è stato subito soppresso a causa di disturbi generali di alta gravità. Aveva sanguinato dall'orecchio, sintomo patognomonico della rottura della base cranica.


Le ferite all'occhio presentano nel rondone una brutta prognosi. Le cause sono per lo più rappresentate da un difficoltoso atterraggio che porta a danni irreversibili ed estremamente dolorosi, come rottura del cristallino, sanguinamenti nella camera anteriore dell'occhio, aumento della pressione interna e difetti della cornea. Mentre negli uccelli in cattività l'estirpazione dell'occhio rovinato è possibile, il rondone con un occhio solo non è in grado di volare: il campo visivo dimezzato e la perdita della percezione visiva settoriale dello spazio condizionerebbero a tal punto l'orientamento verso la meta e la ricerca del cibo che la sopravvivenza sarebbe impossibile. I rondoni con ferite irreversibili all'occhio devono essere sottoposti all'eutanasia. Se non può essere praticata immediatamente, sarà urgente somministrare sufficientemente analgesici locali e per via sistemica!
Le affezioni dell'occhio possono essere causate anche da corpi estranei, per esempio penne appiccicate introdotte nell’occhio che causano irritazioni, e nei casi più gravi, lesioni alla cornea. In molti casi è possibile una terapia efficace, tuttavia dovrebbe esser consultato un oftalmologo.
Non (sempre) bastano le gocce di antibiotico, talvolta è necessaria la pulizia della cornea sotto anestesia locale. Ne derivano non raramente complicazioni. Mai applicare localmente corticoidi senza valutare bene la situazione, dato che nelle ferite di perforazione della cornea provocherebbero l'insorgere di un'ulcerazione.

 

Rondone giovane con difetto della cornea: occhio infiammato e arrossato © E. Brendel

 

I traumi delle parti molli nella zona della testa comprendono ferite di striscio, per esempio causate dallo striscio sui fili durante il volo, ma anche ferite secondarie causate da un predatore come p.es., dalle gazze quando il rondone finisce accidentalmente a terra. A seconda dell'estensione e della profondità della ferita, essa si deve immediatamente curare, se necessario, sotto anestesia generale. Nel caso in cui alcune parti del cranio sono scoperti, bisogna aver cura di mantenere le ferite umide finché la rottura non viene chiusa con la cucitura della ferita.

Le ferite alla laringe e nella zona della gola possono essere ferite da corpi estranei o escoriazioni, come nel caso di un rondone adulto che con il gozzo pieno ha strisciato un chiodo. La gola era perforata dalla punta del sottobecco rostrale all’attaccatura della gola. Si è proceduto immediatamente alla cura chirurgica della ferita e ad una doppia cucitura, che hanno avuto risultati positivi.

 

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